La filosofia
Non soltanto cuoca, ma narratrice
Ho trasformato una passione in un lavoro che amo, svolto in rinomati ristoranti stellati e nelle più semplici osterie di paese. Queste esperienze mi hanno consentito di comprendere la cucina italiana, elaborando una mia personale filosofia.
L'amore per la terra è un valore che la mia famiglia mi ha trasmesso sin dai primi anni: natura, storia e cultura sono un patrimonio che ognuno di noi ha il dovere di tutelare, per trasmetterlo a chi verrà dopo.
La mia cucina è diventata il mezzo per trasmettere agli ospiti la conoscenza dei prodotti della terra, attraverso colori, profumi e sapori. Ho ricercato nella semplicità la mia cifra stilistica, convinta che la comprensibilità di un piatto sia il risultato più complesso da conseguire.
I piatti
La materia prima al centro





La storia
Una piccola breve storia
Ho da sempre due grandi passioni: la buona tavola e la cucina. Mi è stato facile iniziare a lavorare ai fornelli, anche perché avevo capito che lo studio non avrebbe esercitato su di me la stessa attrazione. La mia famiglia è stata la mia scuola: mia madre lavorava in macelleria, mio padre dedicava il tempo libero agli ulivi e agli animali. La semplicità della vita di campagna mi ha fatto scoprire i valori più autentici.
I primi anni li ho trascorsi in un ristorante tra Pesaro e Fano: troppo giovane per la cucina, servivo in sala, ma dopo il servizio mi dedicavo alla pulizia del pesce. Quando smisi di cucinare passai all'Antico Furlo, con lo chef Alberto Melagrana, che mi insegnò davvero molto e mi portò con la sua brigata in Armenia a cucinare per il G7 — ero ancora minorenne, e davanti alla mia camera stazionava una guardia del corpo.
Dopo un anno in Francia, a Metz, conclusi che la materia prima e la cucina italiana erano comunque inarrivabili. Tornata in Italia, mi iscrissi all'Accademia Marchesi a Milano: il corso durò sei mesi, ma ogni giorno il grande Maestro era con noi. Ero l'unica donna, anche lì.
«Sarai la mia chef per ALT, ma ricordati: non perché sei brava, soltanto perché sei l'unica.»
Il mio chef preferito era sempre stato Niko Romito. Andai a cena a Casadonna, trovai il coraggio di dirgli che volevo lavorare con lui. Mi rispose di no — ero già chef. Per un anno gli scrissi ogni mese, fino a quando accettò: iniziai con 400 euro al mese più l'alloggio. Dopo sette mesi scrisse "ALT" sul muro di mattonelle bianche, e poco dopo mi affidò la cucina di quel nuovo progetto.
Sono seguiti il Senso di Alfio Ghezzi a Rovereto, il ruolo di chef in hotel di alta montagna, l'insegnamento — che porto avanti tuttora come docente esterno — il Bulgari Hotel di Milano come sous chef, e il Due Pini dello Chalet del Sogno a Madonna di Campiglio, dove ho creduto sempre più al «chilometro buono» che al chilometro zero.
L'ultima sfida è stata l'Hôtellerie de Mascognaz, in Val d'Aosta: qui ho realizzato quella che amo definire una cucina vera, fatta di materie prime ricercate con cura nel rapporto diretto con allevatori e coltivatori. Erbe selvatiche, carni di cortile, pesci di fiume, farine biologiche macinate a pietra, e cotture tradizionali, lontane da quelle tecniche che oggi tendono a omologare i piatti.
Veronica Forchielli
Percorso professionale
Esperienza in cucina
Formazione
- Docente FormatoreE.N.A.I.P. Trentino · 2020 — oggi
- Tecnico dei Servizi RistorativiI.P.S.S.A.R. S. Marta · 2005 — 2010
- Sommelier A.I.S.2008 — 2010
Specializzazioni
- Qualifica di CucinaAccademia Marchesi · 2015
- Cucina MolecolareItalian Food Academy · 2016